Dutasteride per l’alopecia androgenetica, perché non usarla

La dutasteride è un farmaco utilizzato per l’iperplasia prostatica benigna o IPB, patologia per la quale si rivela molto efficace. Per l’alopecia androgenetica invece normalmente non viene prescritto. La statunitense Food and Drug Administration (FDA) e l’European Medicin Agency (EMA) non hanno dato il via libera alla sua assunzione per combattere la perdita di capelli dovuta all’azione degli androgeni. In rete è comunque reperibile e qualche medico “generoso” potrebbe prescriverla, ma vale la pena? La risposta è no. Vediamone le ragioni.

Come agisce la dutasteride

Analogamente alla finasteride, la dutasteride agisce inibendo la conversione del testosterone in diidrotestosterone. La differenza fra i 2 principi attivi è che la prima inibisce soltanto l’azione della 5 alfa reduttasi di tipo II, mentre la seconda blocca anche quella di tipo I. Il risultato possibile con la dutasteride, visibile nell’ordine di mesi, è quindi la riduzione dei livelli di Dht del 92-93%. Il testosterone al contrario potrebbe risultare persino più alto fino a circa il 20%, data la sua mancata conversione.  

In caso di alopecia androgenetica, l’inibizione di entrambi gli enzimi potrebbe comportare un ben maggiore beneficio rispetto al blocco di un solo tipo. I test portati avanti ma non conclusi dalle case farmaceutiche hanno rilevato però che la dose attiva necessaria pare corrispondere a quella impiegata per l’IPB. Nel caso della finasteride invece l’assunzione in corso di AGA è 5-10 volte inferiore a quella prescritta per l’ipertrofia prostatica, e aumentare il dosaggio non fornisce ulteriori miglioramenti.

Gli effetti collaterali della dutasteride

La terapia con la dutasteride può comportare effetti collaterali a carico dell’intero organismo. Non si manifestano in tutti i pazienti, ma si tratta di possibili complicanze anche gravi. A cominciare dalla ginecomastia, ossia l’ingrossamento delle mammelle, che potrebbe non regredire con la sospensione del trattamento. Poi ci sono impotenza, riduzione della fertilità, calo della libido, della memoria, delle funzioni cognitive e del tono dell’umore. Sintomi che possono manifestarsi anche durante l’assunzione di finasteride, in questo post puoi conoscere i principali. Considera che nella terapia con dutasteride sono più marcati e meno tendenti alla risoluzione alla cessazione della cura (che recentemente, è stato evidenziato, non è garantita nemmeno per la finasteride). In particolare come già sottolineato vale per la ginecomastia. 

Alla lista si aggiunge un innalzamento della glicemia e la steatosi epatica, ossia l’ingrossamento del fegato. E’ stato ipotizzato che questo avvenga non tanto per un danno diretto, quanto per lo stato di lieve ipogonadismo, vale a dire per la scarsità di androgeni, motivata dal fatto che il dht è ben più potente del suo precursore. Tale condizione comporterebbe una modifica nella distribuzione del grasso nell’organismo, che aumenterebbe anche nel fegato. Oltre a non essere una buona notizia in sé, questo porterebbe a fenomeni di insulino-resistenza e ridotto catabolismo lipidico.

Infine, a livello cutaneo si potrebbe verificare un’eccessiva riduzione della produzione di sebo. Non credere sia una cosa positiva: il film idrolipidico protegge la cute, ritarda la comparsa di rughe e ostacola la penetrazione di agenti patogeni, infettivi e non, nell’organismo. In conclusione, se hai alopecia androgenetica, molto meglio armarti di un rasoio oppure scendere a un compromesso riguardo alla terapia. Dopotutto, che senso ha darsi da fare per nascondere la calvizie per poi doversi ritrovare a nascondere le mammelle?

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