Alopecia androgenetica uguale più intelligenza, vero o no?

L’alopecia androgenetica è associata a un quoziente intellettivo più alto? La notizia circola periodicamente in rete da alcuni anni a questa parte. Gli uomini calvi sarebbero più sexy, cervelloni e carismatici. Riguardo a sensualità e carisma, trattandosi di qualità soggettive, possiamo dire che la virtù risiede negli occhi di chi guarda. Certo è che le teste rasate di Dwayne Johnson, Bruce Willis e altri, in effetti… L’intelligenza invece è oggettiva e misurabile tramite test, come ad esempio quello elaborato da MENSA. Vediamo di capire una volta per tutte se chi perde i capelli per via degli ormoni androgeni realizza davvero un punteggio più alto nella valutazione del QI.

Chi ha detto che alopecia androgenetica significa più intelligenza?

La news che chi presenta alopecia androgenetica risulta più intelligente si basa su una ricerca compiuta nel 1996 da uno psicologo della Barry University (Florida), il dottor Frank Buscarella (che tra parentesi i capelli li ha). In realtà le cose non stanno proprio così. Diversi mass media ne hanno estrapolato e citato la supposta relazione calvizie-intelligenza, ma lo scopo dello studio non era misurare tale nesso, bensì verificare la percezione femminile di capelli e barba maschili. Il risultato ha mostrato che la calvizie virile veniva associata a saggezza, spirito protettivo e una mascolinità non minacciosa. Per completezza aggiungo che la barba non ha riscosso un gran successo, e mi associo. 

Quindi alopecia androgenetica e quoziente intellettivo non hanno nessun rapporto? Per rispondere, bisognerebbe prendere un vasto campionario di soggetti con AGA e senza, fargli fare un test serio del QI e vedere se calvizie batte chioma. In assenza di una ricerca in merito, però, c’è qualcosa da notare…

Ormoni androgeni, 5alfa-reduttasi e cervello

A prescindere dall’alopecia androgenetica, gli ormoni gonadici influenzano le capacità intellettive. Livello medio-alti (ma non eccessivi) di diidrotestosterone e il testosterone ottimizzano le performance mnemoniche sia verbali che visive, quantomeno nei soggetti over 50. A dirlo è, fra gli altri, una ricerca condotta su 407 uomini da parte del National Institute of Aging (USA). Oltre che negli umani, studi a proposito sono stati compiuti su modelli murini, e hanno fornito risultati simili: il dht, in particolare, influenza l’efficienza di alcune aree dell’ippocampo.

Ma cosa succede se la presenza di questi ormoni nelle strutture encefaliche viene ridotta? Risposta: nulla di buono. Trattamenti per l’alopecia androgenetica a base di Finasteride, Dutasteride e (raramente) Serenoa repens possono causare confusione, disorientamento, riduzione delle performance cognitive. (Lo stesso può avvenire in corso di terapia per il tumore alla prostata.) Qual è il motivo? Sia i farmaci (i primi 2) che la Serenoa inibiscono l’azione dell’enzima che converte il testosterone in DHT, ossia la 5alfa-reduttasi. Non solo: quest’ultima è anche fondamentale per convertire il progesterone nell’allopregnanolone, a livello cerebrale e non. L’allopregnanolone è un neurosteroide coinvolto nel controllo dell’umore e nei processi mnemonici e cognitivi. Una riduzione dei suoi livelli causa ansietà, depressione e deficit intellettivi, che si sommano agli effetti della minore concentrazione di diidrotestosterone e testosterone. 

In conclusione, non sappiamo se manifestare alopecia androgenetica significhi essere più intelligente, ma possiamo dire che curarla con certi principi attivi potrebbe portare, in un certo numero di soggetti, a performance mentali minori.

Per fortuna l’alopecia androgenetica non è oggi un gran dramma: la testa rasata virile piace e in giro se ne vedono sempre più! E almeno questo è stato confermato dalla ricerca citata.

Bibliografia

The evolutionary significance and social perception of male pattern baldness and facial hair

Frank Muscarella, Michael R. Cunningham

Dihydrotestosterone modulates spatial working‐memory performance in male mice

Ted S. Benice, Jacob Raber

Allopregnanolone reverses neurogenic and cognitive deficits in mouse model of Alzheimer’s disease.

Wang JM, Singh C, Liu, Irwin RW, Chen S, Chung EJ, Thompson RF, Brinton RD

Studies on Neurosteroids XXV. Influence of a 5a-Reductase Inhibitor, Finasteride, on Rat Brain Neurosteroid Levels and Metabolism

Yoshiyuki MUKAI, Tatsuya HIGASHI,* Yukiko NAGURA, and Kazutake SHIMADA

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